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Due donne e una storia per una sola battaglia


11-08-2016 - Autore: Paola Russo Condividi

Due donne e una storia per una sola battaglia

 

Alla sua famiglia che vive a Taranto ha dedicato ogni riga del suo nuovo romanzo “Veleno” (ed. Sperling & Kupfer), perché lei Cristina Zagaria nella città dell’Ilva  è cresciuta e a Lido Azzurro, la spiaggia sotto le ciminiere, vi ha trascorso l’infanzia. “Veleno” è un romanzo civile, che racconta la battaglia di una giovane chimica, Daniela Spera, che dopo un periodo trascorso a Parigi, riceve un’offerta di lavoro a Taranto e ritorna nella sua città, quella dei 256 camini, quella dell’Ilva, quella di uomini e donne che ogni giorno sono costretti a scegliere tra il lavoro e la salute, perche a Taranto se non muori per la “malattia”, così i tarantini oggi chiamano il tumore, muori di fame.

Daniela comincia così con costanza, coraggio e impegno la sua battaglia di denuncia, realizza un dossier con dati, cifre, storie di coloro che le hanno aperto la loro casa e il loro cuore, raccontandole il dolore per aver perso un padre, una figlio, un amico e la sofferenza nel vedere chi lotta per combattere, con dignità la propria malattia. Quanto il suo essere originaria di Taranto abbia influito nella stesura del romanzo Cristina Zagaria non lo nasconde: «Moltissimo – risponde - perché io ho cominciato a scrivere prima che scoppiasse il caso giudiziario, prima di quel 26 luglio 2012 quando la magistratura è arrivata al sequestro dell’area a caldo dell’Ilva. Se non fossi stata tarantina credo che non avrei mai cominciato a scrivere questo libro. Solo un tarantino – prosegue Cristina - che con quel veleno ci convive, poteva avere la voglia di scrivere questa storia e di raccontarla. Veleno spiega anche quello che è avvenuto prima, come si è arrivati al sequestro, come Taranto e i tarantini vivono da anni, è la storia di Taranto degli ultimi dieci anni».

Anche se “Veleno” è un romanzo, tutti i suoi personaggi sono autentici, reali sono quelli vivi, reali sono quelli che oggi non ci sono più e la parte più difficile è stata proprio quella di trasformare le testimonianze in romanzo, senza edulcorarle o snaturare la vicenda umana di ciascuno. «Nella seconda parte del romanzo - racconta l’autrice - ho chiesto a tutti i protagonisti di scrivermi una lettera e dirmi qual è la loro verità su Taranto. Ognuno ha scritto una brevissima lettera con la loro emergenza e urgenza che ho pubblicato in prima persona senza alcun intervento, forse per chiedere scusa loro di averle trasformate da persone a personaggi».

Inizialmente la città non ha accolto positivamente il libro perché emergeva la Taranto dei veleni e dell’inquinamento e non quella del turismo con le sue spiagge, i monumenti e i siti archeologici. «Abbiamo ricevuto moltissimi attacchi – rivela Cristina - è stato difficile far capire che non sono io a distruggere Taranto. Io ho raccontato quello che stanno facendo coloro che la stanno distruggendo. Poi chi ha letto “Veleno” ha capito che c’è tanto amore verso la città, è narrata la Taranto della mia infanzia, la Taranto incontaminata, la Taranto che io ricordo». Con la professionalità della giornalista e la sensibilità della donna,

Cristina Zagaria racconta una storia, di cui ancora non esiste un finale, che ha il sapore dell’impegno civile e della passione e tante storie di coraggio e ribellione, grazie alle quali chi leggerà “Veleno” si sentirà un po’ meno solo.

Guarda l'intervista a Cristiana Zagaria http://youtu.be/VRrpCuuocaE

 

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